SAT Primiero

Herta Miller Haus

Alla scoperta di un presidio in quota

5 luglio 2026

Descrizione:

L’escursione parte dal Passo Manghen; seguendo il segnavia SAT 322, ci si dirige verso est-sud/est con dolce salita della conca pietrosa che conduce alla Forcella del Frate mt 2.228 ove sono presenti le rovine di trincee e di baraccamenti.
Dalla selletta si procede (sx) traversando i ripidi ed erbosi pendii sud orientali di Cima Ziolera fino al ripiano posto sul costone nordorientale della montagna, ove sorgevano il comando e le cucine del btg  Standschützen Auer. Breve discesa verso nord-est sino a Forcella Ziolera (mt 2.250), stazione intermedia della teleferica che dal Lago delle Buse riforniva Cima Valpiana (zoccolo in cemento al valico).
Procedendo si scorgono, sulla destra del sentiero, i resti del comando della ” Kaiserjäger Streifkompanie 3″ del capitano Samen cui spettava, tra ottobre 1915 e maggio 1916, il presidio di Monte Valpiana.
Raggiunta la dorsale orientale di Cima Todesca si lascia sulla sinistra il sentiero SAT 322 per incamminarsi sull’ evidente ma non segnata mulattiera di guerra che dalla selletta di quota 2.278 si diparte verso sud, percorrendo in tal modo l’intero sperone di Valpiana che separa il bacino di Ziolera (sud) dalla valle di Montalon (nord-est). L’arteria, parzialmente rovinata in alcuni punti ma sempre ben individuabile (prestare attenzione!!), viaggia ora sulla destra ora sulla sinistra del crinale, pochi metri a valle di questo. Arrivati a superare un colossale “dito” roccioso che si innalza a destra dell’escursionista ergendosi sul precipizio (presenza di staffa metallica per filo telefonico), si giunge ad un intaglio nella cresta ove la mulattiera si biforca. Se si sceglie (sx) di abbandonare il tracciato principale si guadagnerà il versante orientale della cresta e in pochi minuti si visiteranno tutte le trincee di prima linea fino alla vetta orientale del Valpiana (mt 2368 – precaria croce lignea); se invece ci si mantiene sull’itinerario preminente (dx) si arriverà alla medesima meta lungo la strada di arroccamento. Dall’ampia insellatura ghiaiosa presso la vetta il crinale piega decisamente a sud-ovest, in direzione della quota 2.338 che costituisce la Cima del Bortolo. Percorse poche decine di metri si incontrano i resti in muratura della vecchia infermeria campale del II btg del 102° rgt fanteria austriaco, che una ancora presente ma rovinata lapide in calcestruzzo denominata “Herta Miller Haus”.Rientro sul percorso d’andata fino a Forcella Ziolera. Da qui discesa (dx, sentiero SAT n° 361) al lago delle Buse (mt 2.066).
Lasciato lo specchio lacustre si imbocca (sx) il segnavia SAT n” 322° che permette, con lieve discesa e piccola salita finale, di rientrare in poco tempo a Passo Manghen.

Un po’ di storia
E’ il 18 ottobre 1915 e su Cima Valpiana – a quota 2.368 metri, nel Gruppo dei Lagorai i Kaiserjäger del capitano Wilhelm Samen non possono immaginare ciò che accadrà di lì a poco. Fino a quel momento infatti il primo conflitto mondiale, perlomeno in quell’area del Trentino, si è mosso a rilento, nonostante la zona sia di per sé cruciale, soprattutto ai fini di un controllo capillare della linea difensiva attraverso cui trattenere gli italiani dall’invasione del Tirolo meridionale infatti Passo Cadino, Passo Manghen e Forcella Montalon: Cima Valpiana, che presidiava tutti e tre, risultava pertanto fondamentale per la loro difesa, nonché per sorvegliare la Val Calamento ad ovest e la Val Campelle ad est. Un presidio che dal giugno al settembre del 1915 era stato controllato a rotazione sia dai Kaiserjäger che dagli Standschützen, fino al subentrare definitivo di questi ultimi nel giugno del 1916.

A qualche tiro di schioppo da questa cima così cruciale, il Monte Setole, più basso di un centinaio di metri, si configurava come un altro avamposto significativo, dal quale gli italiani avrebbero potuto tentare di raggiungere con più facilità il Valpiana, togliendolo agli austriaci. Fu ciò che avvenne proprio il 18 ottobre 1915 ad opera di un battaglione di fanteria, aiutato da una compagnia di alpini. L’assedio colse di sorpresa gli austriaci presenti sul Setole, i quali si ritirarono velocemente, lasciando sei morti.  Forti di questa conquista, gli italiani tentarono nottetempo anche la salita a Cima Valpiana, salvo dover battere in ritirata a causa di una Roll-Mine fatta scivolare dai Kaiserjäger lungo la trincea sommitale: la bomba investì gli italiani, provocò cinque morti e fece fallire l’intera operazione.In un periodo in cui i drammi di innumerevoli, piccoli e grandi, conflitti sembrano dettare le sorti di un mondo sempre più incapace di ricordare, tornare con la memoria e con un paio di scarponi ai piedi nei luoghi che furono teatro, più di cent’anni fa, di conflitti analoghi può essere utile e significativo. Anche perché, fra le statiche atrocità di una guerra di posizione come fu il primo conflitto mondiale, qui andò in scena un’ulteriore nefandezza. 

Già nell’agosto del 1915, gli Standschützen avevano realizzato, lungo un sentiero ricavato a colpi di mina nel fianco della cresta Valpiana nascosta alla vista dalle linee nemiche, un posto di medicazione capace di svolgere dignitosamente la sua funzione fino all’autunno dell’anno successivo. Fu allora infatti che arrivarono sul Valpiana i moravi del primo battaglione del 102° reggimento imperiale. Si trattava di un reparto particolare, costituito da militari affetti da tracomatosi: una malattia virale cronica che colpiva gli occhi, estremamente contagiosa. Dai loro comandanti era infatti ritenuto benefico, perlomeno a parole, il clima delle alte quote. In realtà la posizione si prestava a mantenere il reparto in una sorta di quarantena, prevenendo la diffusione del morbo alle altre unità. Isolati e trattati come appestati, questi militari dovettero provvedere a se stessi, in tutti i sensi e in tutti i modi possibili; anche ampliando l’infermeria ricavata sulla cresta del Valpiana, per quanto dignitosa, non era in grado di curare adeguatamente tutti loro. Costruirono perfino una teleferica che saliva da Malga Cadinello al Lago delle Buse e, attraverso Forcella Ziolera, arrivava fin dei pressi della Cima Valpiana, per assicurare loro i rifornimenti anche nella più dura stagione invernale.
Il 13 dicembre 1916 una valanga travolse e uccise ben 96 militari asburgici e prigionieri russi. Fra le vittime vi era anche il colonnello medico imperiale Miller, che fino a quel momento si era prodigato nella cura dei militari affetti da tracomatosi nel lazzaretto di Valpiana, e la moglie Herta, che operava sul posto come crocerossina. Se il colonnello Miller morì, Herta non subì certo una sorte migliore: estratta viva dalla neve, la sua salute mentale fu compromessa per sempre dalla tragica esperienza vissuta. È alla sua memoria che i militari tracomatosi vollero dedicare la loro infermeria d’alta quota, che proprio dalla fine del 1916 venne denominata Herta Miller Haus, come ancora oggi è attestato dalla targa in cemento.

Data di recupero in caso di maltempo:
12 luglio 2026

Link utili:
https://www.montagna.tv/258530/la-strana-e-drammatica-storia-della-herta-miller-haus-nel-lagorai/

https://www.trentinograndeguerra.it/context.jsp?area=101&ID_LINK=250&id_context=5572

Iscrizioni entro il 28/06/2026:

  • Piero Depaoli: tel. 340 1641940
  • satprimiero@gmail.com
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